IL PELLEGRINAGGIO AL SANTUARIO DI LAMPEDUSA

Santuario di Lampedusa Correva l'anno 1974; nella Parrocchia di Levà ad Arma di Taggia, il giovane sacerdote don Giuseppe Lizzari, da poco arrivato tra i suoi parrocchiani, stava pian piano ambientandosi nella nuova realtà di periferia tra i due importanti centri rivieraschi.
Cercava in cuor suo, meglio pregava, che gli venisse un aiuto, un'ispirazione per poter meglio esercitare il suo ministero pastorale. L'aiuto venne tramite le vie che solo la Provvidenza sa individuare e che nei suoi misteriosi disegni fa incontrare le persone giuste anche se sconosciute tra di loro.
Un giorno, quindi, un Angelo bussò alla porta del parroco: non certamente un angelo come lo vediamo raffigurato sui dipinti e sugli affreschi delle chiese, era costui un Angelo in carne ed ossa che aveva pure un cognome, Galleri, una moglie, Enrica e due bambine.
Lavorava ad Imperia come chimico all'istituto di Igiene della Provincia. Aveva, per così dire il pallino dell'apostolato per via di un breve ma intenso corso che aveva frequentato a Genova, città dalla quale proveniva e una volta trasferito ad Imperia, si era fatto degli amici ai quali aveva proposto lo stesso corso fatto da lui nella città della Lanterna e in un paio d'anni aveva formato un bel gruppo.
Venne loro il desiderio di poter trasferire il famoso corso di cristianità anche nel Ponente ligure, ma ad Imperia mancavano due fattori essenziali: un luogo per svolgere i corsi e dei sacerdoti motivati che ne divenissero animatori ma anche ne fornissero le dovute garanzie di fedeltà presso la Chiesa locale.
Venne dunque da don Giuseppe, si presentò da perfetto sconosciuto, gli propose di partecipare al corso che si sarebbe tenuto a giugno, sempre a Genova, e gli disse una frase che il parroco riferì poi e che lo colpì per la sua schiettezza: " Sa, don Giuseppe, bisogna convertirsi!".
Il sacerdote si lasciò convincere e partì un po' incuriosito ma anche con speranza che ne venisse qualcosa di buono e se ne tornò con le risposte alle domande che si era portato con sé, ma anche entusiasta poiché aveva visto le grandi potenzialità che quei tre giorni avevano di trasformare gli ambienti e le persone.
Passò l'estate e nel frattempo il nostro buon parroco che si incontrava con gli amici di Imperia, stava tessendo la rete di contatti coi sacerdoti vicini, ma in particolare aveva avuto incontri con il priore dei Padri domenicani del Convento di Taggia, Padre Filippo Voerzio, il quale (ma guarda il caso sempre della Provvidenza!) aveva conosciuto i famosi corsi negli anni in cui era stato in Sudamerica che là erano conosciuti come Cursillos de Cristiandad, trasportati là dalla Spagna in cui erano nati.
Il religioso si era reso conto che il Convento poteva essere adibito a casa di accoglienza per esercizi spirituali, ma pensava sempre a quei cursillos cui aveva partecipato: ora con l'aiuto di Don Giuseppe il suo desiderio poteva realizzarsi e ben volentieri mise a disposizione il Convento di Taggia per lo scopo.
Intanto a Genova, per la fine d'ottobre, dal giorno 23 al 26 era programmato il 23° Cursillo uomini, nel convento Madonna del Monte; un piccolo gruppo di 5 uomini dalle nostre due diocesi, Albenga Imperia e Ventimiglia San Remo, più un sacerdote, don Daniele Bisato, si era recato a parteciparvi. C'era molta aspettativa da parte del gruppo di imperiesi ma anche da parte del giovane parroco di Levà: che un seme fruttifero potesse essere gettato nelle nostre terre e potesse nascere una rigogliosa pianta che avrebbe dato molti frutti.
Tutto era affidato alle preghiere e ai sacrifici di chi sperava e credeva che tutto questo sarebbe dipeso dalla volontà di Dio. Don Giuseppe però volle raccomandarsi a qualcuno, anzi Qualcuna che non ha mai negato la sua intercessione ai figli che gliela chiedono.
Lassù a metà del monte che sovrasta Taggia, a due chilometri da Castellaro c'è un piccolo Santuario dedicato alla Madonna di Lampedusa.
Un'antica storia di pirati saraceni, di un prigioniero disperato ma con una fede incrollabile da "mission impossible " e di un ritorno a casa che aveva del miracoloso, è all'origine di una devozione che la pietà popolare tramanda da generazioni l'amore alla Vergine Maria e alla quale da sempre i pellegrini devoti si affidano nei momenti di bisogno.
Lo scrittore taggese Giovanni Ruffini nel suo capolavoro "Il Dottor Antonio" descrive in modo mirabile il viaggio votivo da Bordighera al Santuario, fatto dalla comitiva dei protagonisti del romanzo.
Quella sera, dunque, del 25 ottobre 1974 dopo aver cenato, il parroco si recava a Castellaro e sulla strada che porta fuori del paese lasciò la sua auto posteggiata presso le ultime case e si incamminava verso la chiesetta lassù sul monte con la corona del rosario in mano, per mettere nelle mani della Madre celeste il progetto che aveva nel cuore.
Santuario di Lampedusa
I grani scorrevano tra le dita e i passi portarono il prete fin sotto il portico della chiesa. Dalle finestrelle dietro le grate si vedeva il tremolio di un lumino rosso: nel buio, lì accanto, dentro il tabernacolo stava la presenza di Dio fatto pane, invisibile, ma reale e vero. Quella fiammella che ardeva era come la fiamma del roveto sul Sinai; l'uomo salito fin lassù era come un novello Mosè inviato a guidare un popolo che si trastullava coi suoi vitelli dorati.


Don Giuseppe dette uno sguardo verso il basso, vide la grande vallata che si apriva verso il mare, vide la sua vallata dove stava la sua gente e con un ultimo pensiero rivolto alla Madonna riprese la strada del ritorno.
Terminato il cursillo di Genova e tornati gli uomini e il prete che vi avevano partecipato, arricchiti di entusiasmo nuovo per un'avventura di apostolato che si stava profilando, ci si preparava ad inviare il mese seguente un gruppo di donne che avrebbero partecipato all'11° cursillo donne dal 20 al 23 novembre.
Erano le mogli di quelli che erano stati là il mese prima e che avrebbero condiviso coi mariti le stesse esperienze, emozioni, ma sopratutto l'incontro con lo stesso Cristo che chiamava tutti alla testimonianza gioiosa nei nostri ambienti. Avrebbero riscoperto insieme la gioia di essere delle famiglie autenticamente cristiane.
C'era anche Don Giuseppe, chiamato a collaborare in veste di sacerdote responsabile, per approfondire quel metodo di annuncio che il corso di tre giorni proponeva ai partecipanti.
Nel frattempo l'idea del pellegrinaggio al Santuario di Lampedusa del venerdì sera che il parroco aveva lanciato era piaciuta agli amici che si riunivano ogni settimana per condividere il nuovo stile di vita che era derivato dall'esperienza dei cursillos. Si decise perciò di ritrovarsi insieme a Castellaro la sera del 22 novembre all'inizio del cammino che saliva al Santuario per offrire alla Madonna il sacrificio del pellegrinare e la preghiera fatta insieme recitando il rosario.
Il gruppetto si incamminò su per la salita pregando ad alta voce, sotto gli sguardi un po' incuriositi di qualche passante e raggiunse il piazzale della chiesetta immerso nel buio. Ci fu un'adorazione silenziosa attraverso le grate delle finestrelle ai lati del portone chiuso, un muto dialogo con il Cristo incontrato nelle cappelline là nel convento, lo stesso Cristo che le mogli stavano incontrando a loro volta, la promessa che il legame del matrimonio col quale erano stati legati l'uno all'altra era stretto da Lui che ne era diventato il nodo più stretto.
Il progetto di impiantare il Cursillo nel Ponente ligure era ormai divenuto realtà: i responsabili di Genova del Movimento stavano preparando il lancio nelle diocesi riunite di Albenga Imperia e Ventimiglia San Remo.
Nei giorni dal 23 al 26 aprile del 1975, nel Convento San Domenico di Taggia, 38 uomini provenienti dalle due diocesi vissero l'esperienza del 1° cursillo uomini, annunciato loro da un'equipe di laici e sacerdoti, per la maggior parte di Genova, e con l'apporto di quattro sacerdoti, più tre laici delle due diocesi ponentine.
E come ormai stava diventando consuetudine, la sera di venerdì 25 di quei tre giorni un gruppo di persone si incamminava da Castellaro verso il Santuario di Lampedusa a pregare per gli uomini che stavano scoprendo la gioia di vivere in Grazia di Dio con la nuova esperienza del Cursillo. A Maria madre di Cristo veniva affidato il nuovo strumento di evangelizzazione che si stava diffondendo nelle nostre Diocesi.
Passarono alcuni anni e si continuò a fare insieme i cursillos le due diocesi unite e i numeri crescevano. Si arrivò all'ultimo cursillo uomini congiunto, il sesto: su suggerimento dei Vescovi le due diocesi si separarono fraternamente; anche le due Scuole responsabili si installarono in modo autonomo per guidare il Movimento ciascuna nel rispettivo territorio e naturalmente anche i cursillos vennero celebrati in tempi e luoghi diversi.
La diocesi di Ventimiglia San Remo continuò a tenere gli incontri al convento San Domenico di Taggia ed al venerdì sera di ogni cursillo veniva organizzato quello che è chiamato il pellegrinaggio penitenziale al Santuario di Lampedusa. In seguito dopo i primi timidi viaggi terminati sul piazzale della chiesetta, il parroco di Castellaro, avvertito precedentemente, apriva le porte della chiesa, i pellegrini venivano accolti all'interno e si cominciò a celebrare la Santa Messa in cui venivano ricordati nella preghiera i nomi dei partecipanti ai cursillos.
Da allora, come ancor oggi, costoro vengono informati dai rettori e rettrici, che quel gruppo di persone, con gli anni diventato ormai numeroso, sta camminando e pregando "per essi" verso il Santuario ed è ben visibile grazie alle luci delle pile tascabili che ognuno porta con sé, e da un tratto panoramico della strada segnala come un saluto e un abbraccio la propria presenza. "Voi siete la luce del mondo; ... non può rimanere nascosta una città collocata sul monte".
Nacque così, un po' per caso, un po' per dare un incoraggiamento visibile ai partecipanti dei cursillos, questa simpatica tradizione che ha visto nel corso degli anni la partecipazione di migliaia di persone ed è diventata parte integrante dello svolgimento dei tre giorni. Così come l'idea originaria che diede vita ai Cursillos in Spagna fu il grande pellegrinaggio a Santiago, allo stesso modo i cursillos diocesani vivono sotto la protezione di Maria che viene invocata ogni volta con il pellegrinaggio al Santuario a lei dedicato.
Nel mese di novembre del 1997 un illustre visitatore, un amico carissimo, venne a visitarci: era Eduardo Bonnin, colui che negli anni '40 ebbe l'intuizione di creare e fondare con un gruppo di amici i Cursillos di cristianità a Palma de Mallorca, isola delle Baleari in Spagna.
Durante il breve soggiorno nel quale incontrò i Responsabili del Movimento in diocesi, fu accompagnato a visitare i luoghi dove vengono celebrati i nostri cursillos. Visitò l'antico convento nel quale avviene il ritiro dei tre giorni, restandone ammirato, non solo per i capolavori d'arte che vi si conservano, ma anche per la collocazione e struttura che favorisce l'ascolto e la meditazione del messaggio che viene proclamato.
Santuario di Lampedusa Poi fu accompagnato in auto fino al Santuario di Lampedusa: da lassù come da un alto balcone si ammira la valle sottostante e la vista spazia fino al mare e alla linea dell'orizzonte.
Gli abitati di Taggia e di Arma lambiti dal torrente Argentina sono adagiati sul lato destro di chi guarda, e là appena fuori l'abitato dell'antico borgo, il Convento domenicano con il caratteristico campanile a punta attirava l'attenzione del nostro visitatore. Gli fu raccontato del tradizionale pellegrinaggio che si svolge ad ogni cursillo. Guardò a lungo il panorama, poi il Santuario poi disse: "Esto es estupendo. Es una cosa unica y singular!".
Gli accompagnatori ne furono inorgogliti ma anche grati di aver ricevuto quella singolare benedizione da un carissimo e prezioso amico.